Dove?

Don't mind it

finisce

sempre così
che all’ultimo devono smontare le mie piccole convinzioni e chiedersi il perchè delle cose in ritardo. o arrivare a darmi ragione quando hanno già demolito le mie tesi che non hanno poi più ragion d’essere

ho chiuso male la caffettiera, come al solito l’ho anche riempita troppo d’acqua, c’ho messo la polvere di caffè e non ho sporcato fuori, perchè da togliere dal panno umido poi è rognosa. così anche non stringo mai abbastanza per evitare di rovinare i rapporti per evitare che l’ossigeno non passi, benchè poi ne esca l’acqua in ebollizione, l’acqua in più serve sempre. anche perchè se stringi poco, un po’ d’acqua la perdi, ma la recuperi nella fase finale avendone messa più del dovuto.insomma tornano i conti.
e poi sporcare tutto intorno significa lasciare della tracce, noiose, che nessuno ha voglia di sopportare di pulirle. quindi basta fare attenzione all’inizio, gestire bene il cucchiaino, non metterne troppo e fare in modo che esca un piccolo castello tra l’acqua e l’aria.

un caffè è una vita. forse in caffè e nel verbo essere l’accento dovrebbe essere diverso, con la sfumatura tra acuto grave diversa. non ne ho mai capito la differenza, ma continuo a crucciarmene.

come coi rapporti tra le persone, non stringere, non sporcare, lascia l’ossigeno, fa’ che la passione esca dove non dovrebbe. bevilo zuccherato. dolce. anche se non c’è miele. brucia

poi arriveranno altre miscele, altri gusti, altre tazzine, altri cucchiaini, altri set interi
e non farti impedire di poter cambiare gusti e abitudini, è un tuo piacere, una tua esigenza mentale, smetterai di bere qualcosa che non pensi si addica più a te. il caffè va scelto, va interiorizzato, va scoperto, deve essere un po’ il tuo oggetto di culto. e hai la possibilità di cambiarlo. non ti desidererà mai come tu lo desideri. e sarà sempre la prima volta, potrai prenderlo ogni giorno alla stessa ora, o in mille modi diversi e sarà sempre diverso e uguale insieme.

scuro, caldo, macchiato, freddo, in grandi dosi o da buttagiùevia. non c’è mai stato un manuale, ma avrai bisogno di parlarci per saperlo accogliere

irreversibile

Ho voglia di non fare niente. Di stare distesa immobile e sentirmi riposare e svuotare e allentare tutte le tensioni. Senza scadenze, senza limiti temporali, un per sempre e un istante insieme, senza i miei desideri, senza questa inconsueta soddisfazione, senza la pressione che sta schiacciando me e i miei tempi. Quando i tempi erano dilatati mi opprimevano, ora non ho spazio. Non sarei comunque riuscita a pensarli, ne sono certa.
Da quant’è che non smetto di pensarmi?
Magari fare qualcosa per altri.
Mi sono insegnata a non fingere, quindi quando faccio qualcosa per l’altro mi do piacere a mia volta, poi alla fine dei conti risulta che faccio tutto per me.

so please, show me your teeth, I’ll show mine.

You have to fight.

compilare negli appositi spazi
ma poi dà l’idea che sia una cosa destinata a ripetersi. bah

compilare negli appositi spazi

ma poi dà l’idea che sia una cosa destinata a ripetersi. bah

che si fottano quella che fanno i gnegnegnè coi loro blablah su “ma che macchina usi? e che rullini?” come se fosse d’alto godimento poter fare queste domande senza che comunque ci sia un minimo d’esperienza e conoscenza sotto.

la morte
dovrebbe cogliervi,
solo la morte.

Come in alone

Fin dove arrivano le parole. Lo sa chi le sente provenire da noi.
Lo sa chi è l’oggetto di desiderio, l’amico che non ti ha mai capita, l’amante che non ti ha mai avuta, lo sa il gruppo sconosciuto che ti ha vista anche solo per una sola prima volta.
Lo sa la birra che hai bevuto, ma che non ha la capacità di sentire mai l’aria che hai respirato che speri ti porti lontano.
Non fa per te l’ambiente oppresso, pieno del suo dolore, è per questo che lo sfuggi.
Le parole troppo piene di calcoli. L’amore per le tue persone.

freak

freak